Io con te, riescono a parlare

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L’afasia spiegata da un afasico

Era un venerdì mattina di una settimana impegnativa, quando un mio paziente con afasia ha iniziato a raccontarmi cos’è per lui la logopedia. Non ci vedevamo da ormai un mese per colpa della pandemia, e lui vedendomi stanca mi ha regalato queste frasi. Frasi sgrammaticate, disordinate, di quelle che a scuola sono sottolineate tre volte con la penna rossa. Frasi piene di significato, di commozione e speranza. 

“Se non riesco a parlare con te, come fai a parlare con gli altri, capisci? “

“ È questo… Con te se tipo sono per me, è buono per me; anche se questo, solo questo, è non riesco a parlare. Il problema è parlare: io riesco a parlare io con te. Io so parlare, riescono a parlare, ma con te perfetto; è che non riesco ora a parlare con loro, che dici… Ma non riesco a parlare ora, domani forse” 

Secondo la Treccani l’afasia è “perdita parziale o totale delle funzioni del linguaggio, in esito a lesioni cerebrali e indipendentemente da disturbi dell’apparato fonatore o dell’organo uditivo”, ma secondo questo mio paziente l’afasia è l’impossibilità di esser capito dai propri figli, amici, nipoti. Immaginatevi anche solo per un momento, di non aver parole per esprimere come vi sentite, cosa provate, o più banalmente, per ordinare la vostra pizza preferita senza che siano sempre gli altri a parlare per voi. Bene, sentirsi così lascia una frustrazione difficile da colmare. 

L’afasia si associa spesso a deficit di attenzione, memoria a breve termine e comportamento: inerzia, disinibizione, anosognosia. Le difficoltà principali che si riscontrano nella persona afasica, interessano frequentemente la comprensione e la produzione del linguaggio verbale. 
In questo quadro, il ruolo di noi logopedisti è quello di aiutare la persona afasica a massimizzare le sue abilità residue per potenziare la comunicazione e la partecipazione, accompagnando lui e la rete che ha intorno a trovare le strategie più efficaci per loro.