I bambini e quindi anche noi adulti per primi, abbiamo appreso e apprendiamo meglio attraverso il gioco. Infatti quando ci possiamo divertire e condividiamo il piacere con un’altra persona, il nostro cervello “accende” aree cerebrali che lavorano insieme, per creare un’esperienza gratificante, emotivamente piacevole e motivante.
Se anche voi, vi state divertendo insieme ai bambini, questo si trasmette nel gioco che fate con loro, quindi la prima regola da seguire nel gioco è SIATE I PRIMI A DIVERTIRVI!
Quando nasce un bambino, l’adulto rivive la sua infanzia e si avvicina “come se” in quel momento ritornasse egli stesso neonato, capace di evocare quel linguaggio primitivo sedimentato nelle sue memorie.
E’ “come se” il neonato possedesse già i requisiti sufficienti per rispondere alle sollecitazioni dell’adulto.
Il gioco è l’inizio di un dialogo aperto del rapporto dell’uomo con l’ambiente circostante.
L’attività giocosa ci permette di conoscere e riconoscere la realtà. L’attività immaginativa del mondo esterno ci permette di iniziare il processo di integrazione tra le cose “così come ci sembrano” e le cose “così come sono”.
Il gioco è un derivato psichico dell’immaginazione, che ipoteticamente potrebbe iniziare a predisporsi già durante la vita intrauterina. Possiamo pensare all’allattamento al seno, come al primo gioco relazionale tra madre e bambino.
Immaginiamo che la madre sfiori la guancia del bambino neonato e che questi, girando la testa e immaginando il capezzolo, non lo trovasse, tornerebbe così a girare il capo dalla parte opposta, ripetendo questa scenetta finché a quella sollecitazione non seguirà una poppata.
In particolare, sarà il bambino a comunicare alla mamma che si è stancato di giocare e che è ora di fare sul serio, attraverso il pianto, stimolando il latte.

Fino ai 18 mesi si parla di stadio sensomotorio, perché i bambini si divertono con semplici giochi e attività create attraverso l’utilizzo dei sensi. Per questo motivo è bene scegliere libricini con immagini a colori ad alto contrasto, forme geometriche o pattern regolari, o ancora, visi e volti buffi. Sarà divertente ascoltare canzoncine e filastrocche e sentire il corpo attraverso il tocco e il massaggio.
Importantissime sono le routine che insegnano ai bambini la prevedibilità e le prime relazioni di causa-effetto.
Successivamente sempre di più, la condotta dei bambini si trasformerà da casuale alla ricerca dell’ottenimento di una conseguenza piacevole, attraverso la ripetizione di schemi.
I giochi potranno essere oggetti da scuotere, facilmente manipolabili e da prendere o che producono suoni e hanno differenti textures. Attraverso i giochi, i bambini manipolano gli oggetti e traggono piacere nello spostarli, ad esempio facendo i travasi. Il gioco è ripetitivo: i bambini sperimentano che ad ogni loro azione c’è una conseguenza. Non lo fanno per innervosirvi, ma perché stanno iniziando a conoscere il mondo, ad entrare in relazione con l’altro da loro.
Crescendo i bambini iniziano ad alzarsi in piedi e a camminare e aumenta sempre di più la capacità di imitare. C’è la scoperta di un mondo fuori di sé dove il bambino ripropone quello che vede nella sua quotidianità.
Il gioco è rappresentativo, dove l’adulto sostiene l’autonomia nel gioco, dando piccoli oggetti della vita quotidiana, allo scopo di alimentare nei bambini, il desiderio di imitazione e sentirsi in grado di fare da soli, aumentando così l’autostima e il saper fare.
A partire dai 2 anni le azioni saranno interiorizzate e questo permetterà la conquista della rappresentazione, che porta alla competenza di percepirsi come un oggetto in mezzo agli altri. La rappresentazione è direttamente connessa con l’imitazione differita, cioè la capacità di replicare un modello anche ore o giorni dopo averlo imparato.
Questo, insieme alla nozione di tempo, spazio e causalità, consente ai bambini di agire in un ambiente in cui gli oggetti sono dotati di esistenza propria.
Il gioco si fa simbolico: i bambini trattano un oggetto come se fosse qualcosa di diverso, usano simboli, immagini, parole e azioni che rappresentano altre cose.
Nasce il gioco cooperativo e di immaginazione, dove i bambini spesso assumono il ruolo degli adulti ed elaborano una finzione collettiva, in cui ciascun partecipante assume le vesti di un personaggio diverso; imparano così a comprendere e padroneggiare i diversi ruoli per esprimere e comprendere ciò che provano.
Speriamo di avervi fatto apprezzare il gioco come via per un apprendimento divertente,costruttivo e stimolante. Il gioco aggancia l’adulto alla propria infanzia, permette lo sviluppo dell’immaginazione, della sperimentazione della realtà, della rappresentazione mentale.E ancora, il gioco è relazione e affinamento di molteplici abilità.
Quindi ogni volta che ne avete la possibilità, utilizzatelo come mezzo principe.
E allora che “divertire” sia.
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